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Guareschi

Era un po’ di tempo che mi ero promesso di scrivere qualcosa sui racconti di Guareschi che avevano come protagonisti i mitici don Camillo e Peppone.

Naturalmente come molti di voi, non ho mai letto i racconti in forma cartacea, anche se quest’Estate sono riuscito a trovare una ristampa del “Candido”, ovvero il periodico di Guareschi che diede spazio alle prime storie ambientate nella mitica Brescello degli anni 50′.

Ho invece conosciuto le storie di Guareschi dai film che ancora oggi vengono trasmessi con una certa frequenza, e devo dire che mi rimane impossibile seguire una scena senza seguire tutto il film.

Sarà per la sceneggiatura, sarà soprattutto per la bravura degli attori: il Gino Cervi che veste i panni di Peppone è straordinario, ma un’interpretazione che secondo me è davvero leggendaria, è quella che Fernandel fa di don Camillo.

La mimica e l’espressività dell’attore francese sono fuori dal tempo, e lo hanno reso di una simpatia unica. Il suo “profilo equino”, così come è stato definito dalla critica, è entrato di diritto nella storia del nostro paese, perchè rappresenta un personaggio che simboleggia un baluardo della morale cristiana in un contesto immediatamente successivo alla II guerra mondiale, che vedeva incombente la minaccia del marxismo sull’Italia.

Questa, ad esempio, è Fernandel in Alì Babà, è la scena iniziale del film in cui l’attore sfodera in pochi secondi tutta la sua simpatia.

 Di seguito invece, ho fatto un collage di frammenti in cui si approfondisce un attimo l’universo Don Camillo e Peppone, con commenti prestigiosi da parte di figure come Montanelli e Biagi.

Anticomunista. Monarchico ma soprattutto anticomunista. In un’Italia che, uscita a pezzi dal ventennio e dalla guerra, tendeva a spostarsi a sinistra, Giovannino Guareschi si opponeva alla direzione che la vita politica del Belpaese stava prendendo rimanendo legato unicamente all’idea di libertà e alla possibilità di pensare con la propria testa. Si autodefiniva reazionario pur non avendo mai avuto a che fare con il fascismo. “Giovannino non fu fascista – come non fu mai, per sua fortuna, antifascista –  ma sempre fu fedele alle immutabili esigenze della verità con la “V” maiuscola” (Alessandro Gnocchi Mario Palmaro,  “Giovannino Guareschi. C’era una volta il padre di Don Camillo e Peppone”, Edizioni Piemme, Casale Monferrato, 2008). La sua posizione contemplava il rispetto della fede e della tradizione. Ciò che proprio non sopportava era la “vulgata comunista”, la copertura dei misfatti staliniani e quella che oggi definiremmo la tesi della diversità del PCI: “anticomunista senza tentennamenti, senza calcoli, senza viltà, senza, soprattutto, secondi fini, essendo in lui presente come elemento fondante di una società civile quello della libertà, e nella consapevolezza, dunque, che il comunismo era e ne è la negazione. 

Non solo, ma avendo la piena consapevolezza del colpevole inganno dagli alti vertici comunisti italiani messo in atto nei confronti dell’opinione pubblica: prima, come Stalin fosse un paterno reggitore del suo popolo (salvo poi ammetterne e condannarne i crimini pubblicamente denunciati), nel contempo, e poi in seguito, nel descrivere l’Unione Sovietica come il paradiso in terra, il paese dove veramente a comandare erano i lavoratori, e via di questo passo … mentendo” (Giovanni Guareschi, “Mondo Candido. 1953-1958”, Rcs libri, Milano, 2003).

Il Carcere.
  Ad un uomo che vive con sanguigna passione le vicende politiche del  proprio paese può accadere di passare qualche giorno in carcere. E’ quello che succede a Giovanni Guareschi nel 1954 quando è costretto a trascorrere più di quattrocento giorni in galera. Su “Candido” pubblica due lettere attribuite ad Alcide De Gasperi, che smentisce l’attribuzione dichiarandole false. Il relativo processo dà ragione al politico e per lo scrittore di Fontanelle di Roccabianca, che rifiuta di chiedere la grazia come tanti gli  consigliano, si aprono le porte del carcere di San Francesco a Parma. Sostiene Enzo Biagi : “Sbagliò nell’attaccare De Gasperi e pagò il suo conto. Era, in fondo, un ingenuo disarmato. Passò quattordici mesi nel carcere di San Francesco a Parma” (Enzo Biagi, “Dizionario del Novecento”, Rai-Eri/RCS libri, Roma-Milano, 2001) mentre per Indro Montanelli e Mario Cervi: “L’autore di “Don Camillo” era stato per il passato, alla sua maniera sanguigna, irruente e innocente, un animoso sostenitore della Democrazia cristiana in momenti decisivi: in particolare nella campagna per le elezioni politiche del 1948. Ma poi gli era accaduto d’avvicinarsi agli atteggiamenti dei missini, che vedevano in De Gasperi “il trentino prestato all’Italia”, l’italiano a metà, il negoziatore dell’iniquo trattato di pace, il resistente che anteponeva la sconfitta del fascismo al bene dell’Italia. Un’intera pagina del “Candido” riprodusse, il 24 gennaio 1954, una lettera dattiloscritta recante la firma di De Gasperi che aveva la data di dieci anni prima, 12 gennaio 1944, e che in sostanza invocava bombardamenti alleati su Roma. Era un falso, un falso clamoroso, ma Guareschi s’intestardì, con la sua aria da contadino diffidente, a rivendicarne l’autenticità. Forse fu in buona fede fino all’ultimo. Certo pagò di persona. Condannato a un anno di reclusione – il processo si svolse a Milano dal 13 al 15 aprile 1954 – rifiutò la condizionale, e volle scontare la pena nel carcere di Parma” (Indro Montanelli – Mario Cervi, “L’Italia del Novecento”, Rcs libri S.p.A:, Milano, 2000).

Don Camillo. Nel 1946 sulla rivista “Candido” viene pubblicato il primo racconto di Don Camillo, che ottiene subito i favori del pubblico e diviene un appuntamento fisso per i lettori. In seguito le storie di Don Camillo e Peppone vengono raccolte nei vari volumi “Don Camillo” (1948), “Don Camillo e il suo gregge” (1953), “Il compagno don Camillo” (1963), “Don Camillo e i giovani d’oggi” (1969) e “Lo spumarono pallido” (1981, pubblicato postumo). Per quanto oggi possa sembrare strano “Don Camillo” ha rischiato di finire nell’Indice dei libri proibiti. La vicenda è così descritta da Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro: “Il 1° febbraio 1953, la “Gazzetta del Popolo” pubblicò un articolo del vaticanista Benny Laiesplicitamente intitolato ‘Il Don Camillo sarà messo all’indice?’. Con dovizia di particolari, Lai spiegava che l’opera di Guareschi era accusata di aver trattato con eccessiva bonomia il comunismo e che, addirittura, aveva ipotizzato la possibilità di una convivenza pacifica tra cristianesimo e marxismo. L’autore ha commesso un vero e proprio errore dogmatico immergendo i vari personaggi del romanzo, seguaci di due diverse e opposte dottrine, in una conciliante atmosfera. Atmosfera che rientra in quell’irenismo messo ufficialmente al bando da Pio XII con l’enciclica ‘Humani generis’, e irenismo significa appunto collaborazione tra due opposte posizioni dogmatiche…”. La risposta di Guareschi è pungente e divertente al contempo: “L’informazione del signor Benny Lai è paradossale e inaccettabile, anche perché ‘Don Camillo’ è stato solennemente messo all’Indice dal Partito comunista la sera del 4 ottobre 1951, a Reggio Emilia, durante il contraddittorio che il sottoscritto ha tenuto davanti (dicono i giornali locali) a ventimila persone. In tale occasione, ‘L’Unità’ del 5 ottobre consacrava la scomunica di Don Camillo” (Alessandro Gnocchi – Mario Palmaro, op. cit.). Questi fatti accadevano, nel dopoguerra, in alcune zone della Bassa…

Fernandel. Indimenticabile. Il Don Camillo di Fernandel è uno di quei personaggi cinematografici che rimane nella fantasia collettiva, cosa che del resto succede anche con il Peppone di Gino Cervi. Due grandi attori che hanno saputo aggiungere una dimensione ulteriore a due personaggi ai quali già Giovanni Guareschi aveva regalato un notevole spessore comico (ma anche, in alcuni momenti, serio) nei suoi deliziosi romanzi. La faccia  lunga con la dentatura cavallina e una mimica straordinaria rendono Fernand Joseph Dèsirè Contandin, in arte Fernandel, l’interprete ideale di commedie e satire ma anche di melodrammi nei quali mostra le sue corde drammatiche. Partito come attore di caffè-concerto e di operetta, Fernandel esordisce al cinema con “Le blanc et le noir” di Robert Florey nel 1930 e l’anno seguente è diretto da Jean Renoir in “On purge bèbè” (1931). L’attore ottiene grande successo come protagonista della pellicola di Marcel Pagnol “Topaze” nel 1950. Nello stesso anno recita in “Tu mi hai salvato la vita” di Sacha Gutry e in “Botta e risposta” di Mario Soldati. Nel1952 avviene l’incontro con il personaggio di Don Camillo in “Don Camillo” di Julien Duvivier tratto dal romanzo “Mondo piccolo: Don Camillo”. Gli impagabili duetti con  Mario Cervi tornano in “Il ritorno di Don Camillo” (1953) di Julien Duviver, “Don Camillo e l’onorevole Peppone” (1955) di Carmine Gallone, “Don Camillo monsignore ma non troppo” (1961) di Carmine Gallone e “Il compagno Don Camillo” (1965) di Luigi Comencini . Nel 1958 ha l’occasione di recitare al fianco di Totò nel divertente “La legge è legge” di Christian-Jaque mentre nel 1963 ritrova Gino Cervi in “Il cambio della guardia” di Giorgio Bianchi.

Immortali. Due omoni grandi e grossi. Il parroco di un paesino in riva al Po e il sindaco comunista dello stesso paese. Sono Don Camillo e Peppone, i personaggi immortali nati dalla fertile penna di Giovannino Guareschi. Un prete battagliero e determinato dai modi spicci ma dotato di un cuore grande così. Un sindaco tutto famiglia e sezione del partito, ignorante ma onesto che segue le direttive dei vertici del Pci senza però crederci fino in fondo. Insomma due simpatici e cocciuti personaggi che riescono a gestire la vita del paesino di Brescello, che sono sempre in lotta tra di loro ma che al contempo non riescono a fare a meno l’uno dell’altro. Personaggi straordinari nelle pagine dei libri ma addirittura irresistibili sul grande schermo. Le scelte di Gino Cervi per il ruolo di Peppone e di Fernandel per quello di Don Camillo sono tra le più azzeccate della storia del cinema: due interpreti calati nella parte in maniera così perfetta da divenire nella mente di tutti la sola e unica possibile identificazione dei due personaggi di Guareschi. Così descrivono Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro la scelta dell’attore francese Fernandel: “Il regista era entusiasta, lo scrittore meno. Quel francese con la faccia da cavallo non aveva proprio nulla del suo prete. Andasse, Duvivier, a guardarsi tutti i disegni con cui lui aveva corredato le sue storie e l’avrebbe capito. Ma Duvivier non cambiò idea neppure per un secondo. E, alla fine, lo stesso Guareschi cominciò a mutare parere. Quando il francese con faccia da cavallo si infilava nella tonaca, si metteva un paio di scarpe smisurate e prendeva quell’andatura bislacca, si emozionava anche lui. Più tardi, avrebbe confessato che, scrivendo le storie di “Mondo piccolo”, vedeva Don Camillo con la faccia di Fernandel.” (Alessandro Gnocchi- Mario Palmaro, op.cit.).

Lager. Una vita ricca di avvenimenti quella di Giovannino Guareschi nella quale non manca neanche l’esperienza terribile del lager. E’ il 13 settembre del 1943 quando, dopo la caduta di Mussolini e l’armistizio con le truppe alleate, Giovannino Guareschi viene arrestato dai tedeschi messo su un treno e spedito nei campi di prigionia. L’inventore di Don Camillo e Peppone avrebbe potuto evitare la deportazione semplicemente disconoscendo l’autorità del re ma per tenere fede al suo giuramento (si era arruolato nell’esercito nello stesso anno) sceglie la prigionia. Dall’Italia viene mandato nei campi in Polonia (a Czestochowa e Benjaminowo) e in Germania (a Wietzendorf e Sandbostel). Nell’agosto del 1945 Guareschi finalmente rientra in Italia da uomo libero.

One thought on “Guareschi

  1. Ho lettola biografia in sintesi del nostro indimenticabile Giovannino Guaerschi. Sto cercando una lettera scritta proprio a CANDIDO da Indro Montanelli nel Gennaio 1950 (o 1951?), riguardante una visita del Montanelli in Portogallo, dove ebbe modo di constatare le cafonerie del neo-ministro italiano a Lisbona nei confronti del Re Umberto II. Potrei sapere in che sito debbo cliccare? Grazie anticipate e cordiali saluti.
    Mario Salvatore Manca di Villahermosa
    Via Giuseppe Giusti 6
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    Tel. 3802668656
    e-mail msvillahermosa@gmail.com

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