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Pillole giuridiche: il giudizio del giudice

altDopo l’aggressione al premier si sente molto parlare di clima politico pesante, di peggioramento del dialogo. Per “clima” si intende qualcosa di immanente (cioè sempre presente). Se così fosse se ne sarebbe dovuto parlare in maniera decisa anche prima dell’attentato, non meravigliarsene dopo, utilizzando questo fatto per più o meno velati scopi politici. Buona parte di questa cd. “campagna di odio” ha come argomentazione le accuse derivanti dal lavoro dalla magistratura, cioè una serie di processi definiti politici, sapientemente costruiti per danneggiare il premier. Quanto è possibile una cosa del genere? E che valore può avere una sentenza?

Un processo, durante il suo lungo svolgimento, può incontrare numerosi impedimenti che ne interrompono la progressione. Questi impedimenti sono certamente in tutela del convenutoimputato, ma possono anche essere sfruttati in maniera artificiosa. Quando però si arriva alla fine, necessariamente, ci sono degli effetti negativi per chi viene ritenuto perdente.

Due sono le classificazioni di una sentenza, poiché due sono le giurisdizioni (tipi di giudice e di tutela): civile e penale. Nel civile la peggiore conseguenza possibile è pagare elevate somme di denaro. Nel penale il peggio è la galera.

Facciamo l’esempio di una persona molto ricca ed influente dichiarata perdente in un processo. Nel processo civile le conseguenze derivanti da una sconfitta sono affrontabili senza troppi problemi. Si paga, anche a rate, e si risolve la questione. Nel processo penale le conseguenze negative sono evitabili, perché possono pagarsi ottimi avvocati in grado di far ottenere al proprio assistito l’impunità. Per impunità si intende la non esecuzione della pena principale prevista dal codice penale, e ci sono molti modi: leggi favorevoli sopravvenute, attenuanti generiche, sospensioni della pena o commutazioni, pene sostitutive, maturazione della prescrizione (estinzione della pena per eccessivo trascorrere del tempo, con seguente perdita dell’interesse alla punizione da parte dello Stato. È un diritto rinunciabile, ma nessuno rinuncia mai). (n.b. tutto questo regime favorevole è cumulabile).

Rispondiamo adesso  alla seconda domanda: che valore può avere la sentenza?

La sentenza che dispone la pena lo fa solo dopo aver accertato i fatti. Il giudice emette la sentenza sulla base di due giudizi che deve fornire: il giudizio di fatto e il giudizio di diritto. Il giudizio di fatto è la ricostruzione dei fatti, le prove raccolte devono dimostrare gli accadimenti della vita che fondano i diritti di una parte (per il civile) o le responsabilità dell’imputato (per il penale). Il giudizio di diritto è soltanto la conseguente applicazione delle norme giuridiche al caso concreto. Il giudice, in tutto questo, ha uno spazio di decisione ristretto: i fatti da dimostrare sono indicati dalle parti, le parti portano le prove per dimostrare i fatti, il valore delle prove è stabilito per legge, le norme da applicare sono previste dalla legge, la pena è richiesta da una parte e controribattuta dall’altra. Il giudice alla fine emette la sentenza con adeguata motivazione, e tenderà ad affermare solo ciò che già si capisce dall’andamento del processo. Per garantire la correttezza della sentenza il nostro ordinamento prevede poi 3 gradi di giudizio, cioè 2 esami sulla correttezza della prima sentenza.

A voi la risposta riguardo la prima domanda.

6 thoughts to “Pillole giuridiche: il giudizio del giudice”

  1. Sono l’autore dell’articolo. Breve precisazione temporale.
    L’articolo è stato scritto a pochi giorni di distanza dall’attentato al premier.
    Strano come il tema del “clima politico pesante” sia stranamente scomparso dai commenti politici… sapete infatti che adesso ci sono le riforme condivise da fare. Che sia stato solo un ciclone di bassa pressione temporaneo?

    Il dibattito su giustizia e magistratura resta però più vivo che mai. Spero di essere un minimo di aiuto.

  2. a parte che rendere semplice una materia come la giurisprudenza è un’impresa eroica, più chiaro di cosi…! bravissimo, interessante e utile per capire meglio la realtà attuale!

  3. risposta alla prima domanda: è il premier che danneggia la magistratura e non viceversa. se un poveraccio qualunque ha 10 processi per furtarelli, uso di droghe varie, imbrattamento muri, multe non pagate ecc. e dicesse a priori che i giudici lo perseguitano sarebbe preso per pazzo. e si farebbe anni di galera nel silenzio, dopo la prima volta anche senza condizionale nè attenuanti generiche. berlusconi invece fa al contrario, si salva con le attenuanti generiche perchè corrompe testimoni, la volta dopo il reato viene prescritto e via via in un circolo per lui virtuoso e per noi vizioso. senza i soldi delle maxitangenti a craxi, senza quelli degli amici dell’eroe mangano e senza quelli con cui ha corrotto giudici e testimoni (sono fatti) sarebbe un poveraccio, un delinquente comune, come io lo considero comunque.

  4. Vorrei porre l’attenzione sull’elemento mediatico della questione.

    Se una persona ricca e influente, chiunque sia, lamenta di essere oggetto di persecuzione giudiziaria, si genera in noi il dubbio che abbia ragione. Logico, meglio sempre dubitare e giudicare con la propria testa.

    Se una persona sconosciuta, italiano o straniero, lamenta di essere oggetto di persecuzione giudiziaria, si genera in noi il dubbio che si stia difendendo in maniera illegittima. Giusto, essendo indagatoimputato cercherà sempre di difendersi con ogni mezzo.

    Appare abbastanza evidente la contraddizione? Eppure i due soggetti sono in pari posizioni… Come mai succede questo? Non è che siamo stati abituati a seguire questo artefatto processo mentale?

  5. [quote name=”WilliamRookwood”]Vorrei porre l’attenzione sull’elemento mediatico della questione.

    Se una persona ricca e influente, chiunque sia, lamenta di essere oggetto di persecuzione giudiziaria, si genera in noi il dubbio che abbia ragione. Logico, meglio sempre dubitare e giudicare con la propria testa.

    Se una persona sconosciuta, italiano o straniero, lamenta di essere oggetto di persecuzione giudiziaria, si genera in noi il dubbio che si stia difendendo in maniera illegittima. Giusto, essendo indagatoimputato cercherà sempre di difendersi con ogni mezzo.

    Appare abbastanza evidente la contraddizione? Eppure i due soggetti sono in pari posizioni… Come mai succede questo? Non è che siamo stati abituati a seguire questo artefatto processo mentale?[/quote]

    Forse la persona sconosciuta non ha la possibilità di ripetere in televisione, ogni giorno, che è innocente. Ma la televisione serve proprio a questo: a rincitrullirci. E non è uno solo in Italia che ne fa un uso così deleterio 8)

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