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Pillole giuridiche: il valore della Costituzione

Se ne sono sentite di tutti i colori: attentato alla Costituzione, Costituzione in pericolo, riforma condivisa della Costituzione, Costituzione legge vecchia, Costituzione comunista, difesa della Costituzione. Tutti dovremmo sapere cos’è la Costituzione, e in generale lo sappiamo. Ma che valore ha in realtà? Cosa vuol dire modificarla? Vediamo di fare alcune riflessioni.

Cominciamo con quello che sappiamo tutti (o quasi): la Costituzione è la legge fondamentale dello Stato, essa pone i principi fondamentali che i cittadini e le leggi devono rispettare ed attuare (uguaglianza, libertà, etc). A questa prima parte, con la quale si intrecciano i diritti e doveri dei cittadini, ne segue un’altra improntata sull’ordinamento della Repubblica. Troviamo regolati gli organi come Parlamento (con regole sul procedimento legislativo), Presidente della Repubblica, Governo, Magistratura, amministrazioni locali e infine Corte Costituzionale e revisione della Costituzione.
L’importanza di tali individuazioni è chiara. Quindi si potrebbe pensare che una Costituzione, intesa proprio come una legge scritta di valore superiore che fissi tutto, sia indispensabile. Praticamente infatti tutti gli stati moderni ne hanno una. In Inghilterra però, uno dei paesi con più tradizione giuridica del mondo, non esiste alcuna Costituzione scritta (ci sono prassi consolidate, tradizioni rispettate). Questo particolare, molto rilevante considerata l’importanza dei temi trattati in una Costituzione, ci fa capire come tutto sia indissolubilmente legato alla storia di uno stato.

Riassumendo: la Costituzione è la concretizzazione di un sistema coeso, fatto di valori umani e civili, basato sulla storia del proprio stato. Non è indispensabile. Può essere modificata.

Proseguiamo in linea con queste riflessioni. Un diritto fondamentale, un principio base (ad es. il principio di uguaglianza) esiste indipendentemente dalla Costituzione. A cosa serve quindi la Costituzione? Che valore ha?
Essa è una necessità storica. Sappiamo tutti cosa è successo in Italia prima del 1948. La Costituzione è la garanzia di non ripetizione degli errori passati, una sorta di promemoria scritto di valore supremo. Ciò avviene attraverso due pilastri: il riconoscimento dei diritti fondamentali e la separazione dei poteri legislativo, esecutivo, giudiziario. Quest’ultimo principio permette l’equilibrio fra i poteri forti delle istituzioni statali, in modo tale da tutelare i cittadini da nuovi impulsi autoritari dello stato.
Possiamo adesso porci il problema della modifica della Costituzione. Si può fare, lo prevede la stessa Carta all’art 138. Sono previste procedure speciali, una forte volontà politica può riuscire in tale proposito. Ma cosa può essere modificato? Come si riflette una modifica sull’intero sistema coeso di valori umani e civili?
Abbiamo visto come la Costituzione riconosca certi diritti. Essendo tali diritti esistenti autonomamente, la Carta non può modificarli. Sono i diritti propri di ogni uomo. Tale definizione ha acquisito nel tempo un ampio valore, inglobando un gran numero di facoltà ad oggi accettate da tutti (si va dalle solenni libertà e dignità umana fino ai diritti quali istruzione, informazione, privacy, etc).
Ciò che può essere modificato attiene quindi all’ordinamento della Repubblica, cioè tutto ciò che riguarda le prerogative dei poteri statali. Attenzione però: il principio di separazione dei poteri è la finalità stessa della Costituzione, deve essere quindi sempre rispettato, così come la forma repubblicana di governo (art 139). Ogni modifica di questi settori dovrà mantenere inalterato non solo lo spirito dei diritti fondamentali, ma le stesse volontà portanti testimoniate nel 1948.

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