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Pillole giuridiche: le riforme istituzionali

Si sente tanto parlare delle cosiddette “riforme istituzionali”. Si sente parlare di “presidenzialismo” o “premierato”, di “superare il bicameralismo perfetto”, di diminuire il numero dei parlamentari, di separare le carriere dei magistrati. Pare che da queste modifiche costituzionali debba uscire uno Stato agile ed incisivo, al passo coi tempi, in grado di reagirealla pressante crisi economica. Cerchiamo di dare qualche spiegazione per comprendere quali potrebbero essere i risultati di queste modifiche costituzionali.

Affrontare queste problematiche in maniera completa richiederebbe molto tempo. Vediamo di spiegare in breve le principali caratteristiche delle riforme sul Parlamento e di darne una visione d’insieme. Torneremo sulle riforme della giustizia in un secondo momento (riforme della giustizia e non riforma al singolare perché sono un insieme di tanti elementi particolari).

Presidenzialismo e premierato.

Sono due cose diverse, ma entrambe vanno in direzione di aumentare i poteri del governo. Il presidenzialismo prevede che il Presidente della Repubblica e il primo ministro siano la stessa persona (come negli Stati Uniti per intenderci), la quale verrà eletta direttamente dal popolo. Avrà chiaramente i poteri di entrambi.

Il premierato invece prevede un deciso aumento dei poteri per il primo ministro, come ad esempio revoca libera degli altri ministri e maggiore impulso legislativo.

Bicameralismo perfetto.

Camera dei deputati e Senato della Repubblica sono attualmente i due rami del Parlamento, hanno pari poteri e vengono eletti con lo stesso procedimento. Per approvare in via definitiva una legge, essa deve essere approvata con il medesimo testo da entrambe le camere. Questa impostazione è appunto detta di bicameralismo perfetto.

Dopo la riforma cambierà essenzialmente il ruolo del Senato, passando ad essere un Senato federale. Ciò vuol dire che esso ospiterà solo i rappresentanti delle regioni ed avrà quindi competenze tipiche e diverse dalla Camera dei deputati, la quale sarà l’unica camera in grado di varare le principali leggi nazionali.

Riduzione dei parlamentari.

Si intende semplicemente ridurre il numero dei componenti eletti.

Partiamo dal fatto che tutte queste riforme vogliono essere fatte insieme. Quindi vuol dire che, se tutto verrà approvato in Parlamento o con referendum, avremo sia una Repubblica presidenziale (quella che ad oggi viene più proposta), sia senato federale, sia meno parlamentari. Tutto questo deve avvenire attraverso una riforma costituzionale, quindi si dovrà rispettare la struttura di bilanciamento dei poteri tipica degli stato moderni. Dovranno anche rispettarsi quei principi scaturiti dalla fine della seconda guerra mondiale: antifascismo, uguaglianza, coesione civile e sociale. In Italia si può conciliare tutto questo?

Le motivazioni per questi interventi sono rispettivamente: maggiore potere decisionale del governo per interventi più tempestivi e mirati (presidenzialismo); più velocità del procedimento legislativo (bicameralismo imperfetto); meno sprechi (meno parlamentari).

Tutti intenti positivi, ma non dimentichiamo che, se le istituzioni sono importanti per il funzionamento di uno stato, lo sono anche, e forse di più, le persone che ne sono responsabili. Ad esempio una norma come il Lodo Alfano, ritenuta dalla maggioranza fondamentale, è stata proposta ed approvata in soli 25 giorni (di solito ci vogliono mesi). I mezzi quindi ci sono. Per rendere il Paese più moderno, attivo ed efficiente è più indicato cambiare le regole o chi le applica?

2 thoughts to “Pillole giuridiche: le riforme istituzionali”

  1. Vorrei porre l’attenzione sul punto meno trattato: la riduzione del numero dei parlamentari.

    Risulta chiaro l’intento di ridurre i costi della politica. Tuttavia attenzione: il problema in sé non è il numero dei parlamentari, ma il loro costo. Perchè quindi non ridurre i loro privilegi o le loro indennità anziché ridurre il loro numero?
    Lo dico perchè nell’ottica della Costituzione il numero così alto dei parlamentari aveva una sua logica, attuale anche adesso: evitare oligarchie, evitare che poche persone potessero esercitare grandi poteri. C’era l’intento di permettere la più ampia rappresentazione di persone possibile.
    Con la legge elettorale odierna poi entreranno in parlamento davvero solo i capi di partito, e non anche persone più vicine alla società civile.

    Cosa sarebbe più indicato quindi, meno costi per la politica e medesimi privilegi per i parlamentari rimasti; o magari meno costi e meno privilegi per tutti i parlamentari? I costi si abbassano in maniera uguale, ma la democrazia ne guadagnerebbe nel secondo caso. Perchè è stata fatta una scelta diversa?

  2. Costi della politica? strano che chi li vuole ridurre li abbia aumentati e piegato i bilanci alle proprie esigenze.
    Direi senza mezzi termini che dietro questa pagliacciata ci celano le ambizioni autoritaristiche del noto “Presidentissimo”.

    Fin troppo facile intuire che basterebbe ridurre i privilegi, sono d’accordo con willamrookwood.

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